CHI SONO I RIFUGIATI PALESTINESI

La guerra del ‘48 tra l’esercito sionista e palestinesi e stati arabi
ha causato l’allontanamento forzato dalle proprie case e dalle proprie
terre di circa un milione di palestinesi.
Una parte di loro si rifugiò nella West Bank e a Gaza, una parte nei
paesi arabi e altrove.
Decine di migliaia, inoltre, divennero “rifugiati” all’interno dello
stato sionista quando i loro villaggi, le loro terre e le loro case
vennero occupate, confiscate o distrutte dal nascente stato di
“Israele”.
Una parte consistente di questi palestinesi furono espulsi nel periodo
tra il novembre 1947 (anno in cui l’assemblea delle Nazioni Unite
approvò il piano di spartizione della Palestina, decidendo che una
parte di questa doveva essere destinata alla costituzione dello stato
di Israele) e il gennaio 1949 (data dell’armistizio di Rodi, che mise
fine alla guerra seguita alla “spartizione”).
Una seconda ondata di rifugiati seguì la guerra dei Sei Giorni, nel
giugno 67, in cui gli israeliani occuparono anche la parte di
Palestina che non avevano occupato nel 48, oltre alle alture del Golan
in Siria e alla penisola del Sinai in Egitto.
Altre centinaia di migliaia di palestinesi furono costretti ad
abbandonare le proprie terre, andando ad aggiungersi ai rifugiati del
48, soprattutto in Siria, Libano e Giordania.
Durante questi ultimi 30 anni di occupazione, una politica sistematica
di confisca delle terre che non erano state abbandonate dai
palestinesi a causa della guerra e di sviluppo delle colonie ebraiche,
ha causato l’allontanamento di decine di migliaia di palestinesi, che
si sono stabiliti altrove, nei Territori Occupati, o nei paesi vicini.
La maggior parte delle terre confiscate è stata messa a disposizione
di coloni israeliani o immigrati, con il chiaro obiettivo di rendere
impossibile il ritorno dei legittimi proprietari palestinesi.
Questo obiettivo é stato sostenuto da una serie di leggi, come la
“legge sulla proprietà degli assenti” e la “legge del ritorno”, che
sancivano i privilegi degli immigrati ebrei rispetto ai cittadini
arabi dello stato sionista, oltre che rispetto ai rifugiati
palestinesi.
L’attività di colonizzazione portata avanti dagli israeliani nei
Territori Occupati, universalmente riconosciuta come illegale,
continua senza sosta anche ora, nel quadro del cosiddetto “processo di
pace”.
L’11 dicembre del 1948 l ‘assemblea generale delle Nazioni Unite, con
la risoluzione 194, affermò, seppur con una formulazione ritenuta da
molti palestinesi parziale e ambigua, il diritto al ritorno per i
palestinesi costretti a lasciare le proprie terre a causa della guerra
del 48.
In particolare, l’art. 11 della risoluzione 194 stabilisce che:
“ai rifugiati che desiderino tornare alle proprie case e vivere in
pace con i loro vicini dovrebbe essere permesso di farlo prima
possibile, e che dovrebbe essere pagata una compensazione per le
proprietà di quelli che non desiderino ritornare….”.
La guerra dei “sei giorni” ha creato una seconda categoria di
rifugiati , quelli che nel 67 vivevano come rifugiati (della guerra
del 48) nelle aree occupate dall’esercito sionista, e i residenti di
Gerusalemme, della West Bank e Gaza costretti a fuggire a causa della
guerra.
Il 14 giugno del 67, l ‘assemblea generale delle Nazioni Unite, nella
risoluzione 237, ha tra l’altro, dichiarato che il governo israeliano
dovrebbe facilitare il rientro degli abitanti fuggiti da quelle aree
allo scoppiare del conflitto.
Totalmente noncuranti delle pur minimali indicazioni di questa
risoluzione, gli israeliani, rispetto ai rifugiati del 67, hanno
portato avanti una politica di riammissione estremamente limitata,
sulla base di un concetto restrittivo di riunificazione familiare, da
collocare in un quadro di misure umanitarie e non sulla base del
riconoscimento di un diritto.
Gli accordi di Oslo hanno sancito la divisione della discussione sui
rifugiati, attribuendo il compito di occuparsi dei rifugiati del 67,
nel periodo transitorio degli accordi, ad una commissione composta da
palestinesi, israeliani, giordani ed egiziani, mentre la questione dei
rifugiati del 48 dovrebbe essere trattata bilateralmente da israeliani
e palestinesi, nella fase finale dei negoziati, insieme alla questione
di Gerusalemme, delle colonie e dello stato palestinese.

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