Lieberman Netanyahu e le colonie

(di Aldo Baquis).
   (ANSA) – TEL AVIV, 15 FEB – La moratoria dei nuovi progetti
edili ebraici in Cisgiordania, annunciata tre mesi fa dal
premier israeliano Benyamin Netanyahu per rilanciare i negoziati
con i palestinesi, e’ stata infranta in 29 colonie: circa una su
quattro. La fonte e’ quanto mai attendibile: il viceministro
israeliano della difesa Matan Vilnay.
   ”Laddove sono state registrate infrazioni alle nostre
istruzioni, sapremo far rispettare le legge” ha assicurato in
risposta all’interpellanza di un parlamentare di sinistra. In
una prima reazione il movimento Peace Now ha sostenuto che i
dati di Vilnay peccano per difetto. In 33 insediamenti,
aggiornano i pacifisti, si continua a lavorare alacremente:
anche di notte, anche durante il riposo sabbatico.
   L’annuncio di Netanyahu era stato accolto con scetticismo dai
dirigenti dell’Anp. Ai loro occhi non si poteva parlare di un
vero e proprio congelamento delle colonie perche’ esso non
includeva la costruzione di migliaia di unita’ abitative gia’
avviate, ne’ i progetti edili ebraici di Gerusalemme est. A
posteriori, a quanto pare, il governo Netanyahu riesce solo
parzialmente ad imporre ai 300 mila coloni della Cisgiordania la
sospensione dei nuovi progetti edili, per dieci mesi.
   Sono sviluppi negativi per la diplomazia statunitense. Ieri
il segretario di stato Hillary Clinton, in un incontro con il
negoziatore palestinese Saeb Erekat, ha cercato di riattizzare
la esile fiammella delle trattative. La settimana prossima,
secondo la stampa, lo stesso vicepresidente degli Stati Uniti
Joe Biden compira’ una missione mediorientale (Israele, Egitto,
Arabia Saudita, Giordania) in cui spera, fra l’altro di
avvicinare la posizioni di israeliani e palestinesi.
   Intanto anche gli umori di Gerusalemme sono improntati a cupo
scetticismo: lo ha confermato oggi alla Knesset (parlamento) lo
stesso ministro degli esteri Avigdor Lieberman. In questa fase,
ha teorizzato, ”il conflitto non puo’ piu’ essere risolto
mediante un compromesso territoriale”, essendo divenuto
dall’inizio degli anni Duemila uno scontro di carattere
religioso. Chi si esprime in termini di ”compromesso
territoriale” ha aggiunto, ”dissemina illusioni”. Invano
alcuni deputati gli hanno chiesto come le sue dichiarazioni si
conciliassero con la politica di Netanyahu, che e’ in favore di
”un Israele riconosciuto come Stato ebraico, accanto ad uno
stato palestinese smilitarizzato”.
    Lieberman e’ quindi passato a minare alla base la
credibilita’ del presidente Abu Mazen che, ha notato, non ha il
controllo su Gaza, ne’ sembra in grado di svolgere nuove
elezioni. ”Dunque – ha infierito – non si capisce bene chi
rappresenti ormai”.
   Ad accrescere la debolezza di Abu Mazen e’ peraltro
sopraggiunto in questi giorni il ‘Fatah-Gate’: migliaia di
documenti raccolti da un ex agente dei servizi segreti
palestinesi che descrivono episodi di corruzione e di nepotismo
ai vertici dell’Anp. In queste condizioni, viene fatto notare,
per Abu Mazen sarebbe un suicidio andare a nuove elezioni,
perche’ al-Fatah rischierebbe di essere punito dagli elettori.
Per il presidente palestinese, anche la ripresa di trattative
con Israele e’ oggi piu’ ardua che mai.

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