25 ANNI FA GUERRA CIVILE, INIZIATIVE E NUOVI TIMORI

  (di Ziad Talhouk).
   (ANSA) – BEIRUT, 13 APR – Per ricordare il 35/mo anniversario
dell’inizio dei 15 anni di guerra civile che insanguinarono e
distrussero il Libano fino al 1990, parlamentari e ministri
rivali, compresi il premier Saad Hariri e membri di Hezbollah,
si sono affrontati oggi per una ‘amichevole’ di calcio, chiusa
pero’ al pubblico, per ”evitare violenze”.

La partita, 30 minuti allo stadio di Beirut, si e’ svolta
sotto lo slogan un po’ paradossale ”siamo tutti una squadra”,
alla presenza del presidente Michel Suleiman, e ha visto
contrapposte formazioni miste di giocatori, che invece nelle due
ali del Parlamento si dividono da una parte con la coalizione
guidata da Hezbollah e dall’altra con quella dei suoi rivali.
   ”Siamo qui per dire che i giorni bui non torneranno”, ha
detto Hariri prima del fischio di inizio, in un riferimento al
conflitto intestino iniziato il 13 aprile del 1975 che causo’ la
morte di 150 mila persone e la fuga di oltre un milione di
libanesi dalle loro case, 17 mila dei quali risultano ancora
semplicemente ”scomparsi”.
   Pero’ vedere Ali Ammar, un deputato di Hezbollah, che scherza
con il suo ‘compagno di squadra’ Nadim Gemayel delle Falangi
Cristiane, sostenute da Israele durante la guerra, non inganna i
libanesi. Solo due anni fa, il Paese e’ stato nuovamente sull’
orlo di una nuova guerra civile, quando guerriglieri Hezbollah
arrivarono a dare battaglia ai loro avversari sunniti e drusi a
Beirut e dintorni, causando la morte di oltre 60 persone.
   In alcuni giorni le armi vennero poi riportate al silenzio
con la nascita di un governo di unita’ nazionale, ma la tensione
tra sunniti e sciiti continua a serpeggiare e periodicamente si
verificano nuovi incidenti, mentre rimangono inascolate le
ripetute richieste di disarmo di Hezbollah, che continua a dire
di aver bisogno delle armi ”per combattere Israele”.
   E mentre la possibilita’ di un nuovo conflitto rimane nella
mente di tutti i libanesi, la societa’ civile si batte per
scongiurare che cio’ avvenga. La ong ‘Offre Joie’  ha chiesto ai
quotidiani locali di pubblicare oggi tutti in prima pagina lo
slogan ”La pace tra noi, altrimenti il Libano riposera’ in
pace”. Alunni di molte scuole hanno piantato alberi e dipinto
disegni sui muri della strada che una volta divideva la Beirut
Ovest musulmana da quella Est cristiana. Al museo nazionale, un
‘valico’ tra le due zone durante la guerra, religiosi musulmani
e cristiani hanno pronunciato una preghiera e un impegno comune:
”Ti promettiamo, Signore, di mettere al bando la violenza”.
   Ma nonostante tutto questo, Ghassan Charbel, direttore del
quotidiano panarabo al Hayat, ha oggi scritto, forse riassumendo
un sentimento comune, che ”ogni 13 aprile il timore mi assale,
per gli anni che abbiamo perso e per quelli che perderemo”.
(ANSA).

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