HARIRI; DA SIRIA 33 MANDATI PER FALSA TESTIMONIANZA

 (ANSA) – L’autorita’ giudiziaria siriana ha
emesso 33 mandati d’arresto contro giudici, esponenti politici,
ufficiali delle forze di sicurezza e giornalisti libanesi e di
altri Paesi arabi e personalita’ straniere, per ”false
testimonianze” nella vicenda delle indagini sull’assassinio nel
2005 dell’ex premier libanese Rafik Hariri.
   Lo riferisce oggi la stampa di Beirut, mentre la notizia non
e’ stata diffusa dalle autorita’ giudiziarie siriane, ma bensi’
dall’avvocato siriano dell’avvocato dell’ex generale libanese
Jamil al Sayyed, che si e’ rivolto alla giustizia di Damasco per
”false testimonianze” affermando che esse sono alla base della
sua ”detenzione arbitraria” per quasi quattro anni, in seguito
alla morte di Hariri. I mandati d’arresto riguardano tra
gli altri il procuratore generale libanese Said Mirza, il
comandante delle forze di sicurezza interna libanesi, generale
Ashraf Rifi, un consigliere del premier Saad Hariri, Hani
Hammud, e il tedesco Detlev Mehlis, ex capo della Commissione di
inchiesta dell’Onu sull’assassinio di Rafik Hariri.
   La decisione delle autorita’ giudiziarie siriane, di cui in
molti mettono in dubbio l’autonomia sotto il regime del Baath al
potere da 47 anni, e’ stata definita dal leader del gruppo
cristiano Forze Libanesi Samir Gegea, ”un blitz siriano contro
istituzioni e personalita’ del Libano”.
   Secondo Samir al-Jisr, membro del gruppo parlamentare del
premier Saad Hariri, i mandati d’arresto ”sono un chiaro
tentativo di far deragliare le imminenti incriminazioni da parte
del Tribunale speciale per il Libano”.
   Le indagini della Commissione del’Onu hanno coinvolto alti
funzionari della sicurezza libanese e siriana, ma Damasco ha
sempre negato ogni ruolo della Siria nel crimine. La scorsa
settimana, il ministro degli esteri siriano Walid al Muallim ha
affermato che il Tribunale speciale, creato nel marzo 2009
all’Aja e presieduto dal giudice italiano Antonio Cassese, e’
”politicizzato”.
   I mandati d’arresto siriani rappresentano peraltro un
sorpresa poiche’ sono stati emessi circa un mese dopo che Saad
Hariri ha ritirato le sue ”accuse politiche” a Damasco di
essere dietro al devastante attentato in cui il 14 febbraio del
2005 mori’ suo padre e 22 altre persone.

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