Beirut, il diario di Tuf Tuf… 1

Il Libano in queste ore sta rischiando di risprofondare nel baratro di una guerra civile sempre dietro l’angolo, un rischio mai come ora reale.  A causa della crisi siriana e delle strumentalizzazioni e interessi internazionali. Tuf Tuf è una compagna italiana che vive a Beirut. A settembre è stata con noi durante la visita della delegazione recatasi a Beirut per l’anniversario del massacro di Sabra e Chatila. Tuf Tuf, abbiamo scelto di chiamarla così, ha accettato di racontarci da dentro quello che accade nel Paese dei Cedri. Grazie!

BEIRUT, 22 Ottobre 2012 – Continuano le tensioni in Libano dopo l’attentato esplosivo che lo scorso venerdì 19 Ottobre, nel quartiere cristiano di Ashrafiyeh a Beirut, è costato la vita al comandante dei servizi di intelligence delle Forze di Sicurezza Interne Brigadiere Generale Wassam al- Hassan, sunnita molto vicino al movimento Mustaqbal dell’ex- premier libanese Saad Hariri.

LE REAZIONI – Dopo lo sgomento e il cordoglio per la terribile esplosione, che ha causato in totale otto morti e circa un centinaio di feriti, immediate sono giunte le reazioni delle principali forze politiche libanesi, i cui rapporti negli ultimi mesi si sono ulteriormente esacerbati sull’onda lunga della crisi siriana.
Se da un lato la coalizione di governo “8 Marzo”, filo-siriana, guidata dal premier Nagib Miqati, ha condannato fermamente l’atto, invitando il popolo libanese all’unità e alla prudenza, il movimento di opposizione “14 Marzo” guidato da Hariri, notoriamente anti-siriano, direttamente colpito dall’attentato, non ha risparmiato i j’accuse nei confronti del regime di Bashar Al-Assad, chiedendo a gran voce le dimissioni dell’esecutivo, e invitando i propri militanti a una mobilitazione di massa in occasione dei funerali del Brigadiere. 

I FUNERALI – La risposta dei militanti del “14 Marzo” all’appello dei vertici del movimento a una “giornata della rabbia contro il regime di Bashar Al-Assad”, non ha tardato ad arrivare. Dopo le esequie solenni e molto partecipate a Piazza dei Martiri domenica 21 Ottobre, centinaia di manifestanti per lo più afferenti a Mustaqbal e al partito delle Forze Libanesi di Samir Geagea, si sono scagliati contro il Palazzo del Governo per spingere il governo Miqati alle dimissioni. Manifestanti ed esercito si sono fronteggiati duramente per circa due ore, alternando fitti lanci di oggetti ad altrettanto fitti lanci di gas lacrimogeni e spari in aria, fino a quando Hariri, dal suo rifugio in Arabia Saudita, ha chiesto alla folla di fare ritorno alle proprie case per lasciare spazio a forme di protesta non violente. Gli appelli però, non sono bastati a placare la rabbia. In tutto il paese, nelle aree a maggioranza sunnita, numerose arterie stradali e autostradali sono state bloccate da gruppi di uomini armati con l’aiuto di sacchi di sabbia e pneumatici dati alle fiamme, mentre a Tripoli, seconda città del Libano già teatro di duri scontri nei mesi scorsi tra gruppi filo e anti siriani, si sono registrati già dal tardo pomeriggio scontri a fuoco tra sunniti e alawiti, a seguito dei quali è rimasta uccisa da un proiettile vagante una bambina di nove anni.

I DISORDINI – Già dalla tarda serata di venerdì, dopo la diffusione della notizia della morte di Wassam Al-Hassan, gruppi di manifestanti erano scesi in strada mettendo in atto blocchi stradali. A Beirut, le arterie del quadrante Cola- Tariq el-Jedid – Barbir – Madinah Riadiyyah, notoriamente roccaforte di Hariri, sono state liberate solo a tarda notte, così come l’autostrada Beirut- Sidone, l’autostrada El-Beddawi a Nord, e altre arterie nelle regioni della Beqaa e dell’Aakar. I blocchi, anche se a fasi alterne, sono tuttora in corso. Non sono mancati gli scontri a fuoco.
A Tripoli, da venerdì, gli spari si susseguono senza interruzione tra gli abitanti dei quartieri di Bab El-Tabaneh, a maggioranza sunnita, e Jabal Mohsein, a maggioranza alawita, i quali, secondo fonti dell’Agenzia Nazionale, sarebbero giunti allo scontro diretto nella notte di domenica facendo uso anche di bombe a mano. Sempre a Tripoli, testimoni hanno riferito dell’esplosione di due bombe sonore, una prima nella notte di venerdì, ed una seconda questa mattina, gettando il panico tra la popolazione. Nonostante la massiccia presenza di contingenti dell’Esercito Libanese, la situazione nella città lungi dall’essere sotto controllo. Ad oggi, il bilancio parziale è di 5 morti e decine di feriti.
Ad Halba, nel nord del paese, nella mattinata di domenica l’esercito è dovuto intervenire per proteggere i militanti del Partito Socialista Nazionalista Siriano asserragliati nella sezione locale, dall’assalto di militanti anti-Assad.
A Beirut, dopo giorni di tensione crescente, i primi spari sono arrivati nella notte tra domenica e lunedì dal quartiere sud-ovest di Tariq El-Jedid, sull’onda lunga degli scontri del pomeriggio. Mentre nei palazzi si discute sulle possibili alternative al governo Miqati, la rabbia anti-siriana monta nelle strade con nuovi  blocchi estesisi nel corso della mattinata di lunedì, fino al quartiere residenziale di Verdun ad ovest, e a nord fino Rue Bashrah El-Khouri, dove intorno alle 10.00 si sono registrati scontri a fuoco tra manifestanti ed esercito. Sempre in mattinata, pesanti sparatorie e una presenza notevole di manifestanti armati, sono state registrate nella zona di Qasqas, nel quadrante sud-ovest della capitale dove alcune fonti, nettamente smentite dall’insieme delle forze Palestinesi di stanza in Libano, avevano parlato di un militante Palestinese morto nel corso degli scontri a fuoco con l’esercito. Dopo una giornata di confronto diretto tra esercito e manifestanti per il controllo delle strade, nel tardo pomeriggio la situazione ritorna parzialmente sotto controllo. Dalle 17.00 di questo pomeriggio, è in corso un asseblamento pacifico dei Giovani e degli Studenti del Movimento 14 Marzo in Piazza del Martiri, intenzionati a protestare ad oltranza fino alla caduta del governo Miqati. 

Difficile fare pronostici su dove porterà quest’ennesima ondata di disordini in Libano; gli equilibri nel paese, da sempre precari, hanno risentito non poco della vicina crisi siriana, che ha rivangato vecchi rancori e messo in campo nuovi spazi di iniziativa sullo scacchiere politico nazionale, oltre che regionale.

Intanto, questa mattina Israele ha violato lo spazio aereo libanese sorvolando la regione meridionale, la Beqaa, virando poi a ovest fino a Tiro. Si tratta della seconda violazione nell’arco di 72 ore, la prima  nella mattina del 20 Ottobre.

 E a Beirut si ricomincia a sparare.

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