Un ricordo di Samir Kuntar

SalahCodetenus

Incontrammo Samir Kuntar sette anni fa, pochi giorni dopo il suo rilascio, avvenuto in seguito ad uno scambio di prigionieri fra Israele e Hezbollah. Samir aveva allora 45 anni, dei quali 29 trascorsi nelle prigioni israeliane, un vero e proprio record, una carcerazione durissima, spesso in isolamento e soggetta a mille angherie. L’incontro con la delegazione del Comitato Per non dimenticare Sabra e Chatila avvenne nella periferia sud di Beirut e benché fosse una specie di eroe e la sua liberazione era stata accompagnata da manifestazioni di gioia da parte di tantissimi libanesi, se ne stava in un angolo e i suoi occhi ci guardavano curiosi. Nel salutarci ci disse che faceva fatica a capire come mai degli italiani da 25 anni si recavano in Libano per ricordare il massacro di Sabra e Chatila <un gesto bellissima – affermò – che meritava la stima e rispetto>. Per lui infatti l’Italia e l’Europa erano parte di quell’Occidente che voltava la faccia e si chiudeva gli occhi davanti alle centinaia di violazioni della legalità internazionale che Israele ogni giorno operava.

Samir ci disse anche che avrebbe voluto riposare qualche settimana, dal suo rilascio era stato un continuo di incontri e manifestazioni con al centro il libanese recordman di detenzione in Israele, ma che il suo posto era fra i combattenti e che era suo desiderio riprendere la battaglia contro il sionismo e l’occupazione israeliana delle terre arabe.

Samir fu di parola e dopo una breve vacanza tornò a combattere con i suoi compagni di Hezbollah. Un militante severo che si fece immediatamente apprezzare. Una stima che lo portò a divenire in breve un punto di riferimento della resistenza siriana contro l’occupazione israeliana nel Golan, una altura strategica oggetto degli appetiti – spesso coordinati fra loro – degli israeliani e delle milizie dell’Isis e di altre bande dell’opposizione siriana.

Samir è stato ucciso da un missile vigliaccamente lanciato da Israele nel cuore di Damasco. Un assassinio mirato, così amano chiamare questi crimini i governanti di Tel Aviv, come quello di decine di dirigenti palestinesi e libanesi. Un crimine orrendo. Subito dopo l’omicidio è partita la campagna denigratoria sui giornali di tutto il mondo, i media italiani non fanno eccezione, con punte addirittura vergognose. L’ennesimo atto di complicità con le politiche criminali di Tel Aviv.

Noi del Comitato Per non dimenticare Sabra e Chatila vogliamo invece ricordarlo pensando ai suoi occhi curiosi che ci scrutavano in quella sala vicino al municipio di Gobheyri sette anni fa, gli occhi di un uomo che aveva trascorso 29 durissimi anni nelle carceri israeliane dove era entrato a 16 anni vittima come tanti suoi conterranei dell’occupazione sionista.. Alla sua famiglia, alla sua organizzazione Hezbollah e a tutti i suoi compagni di lotta, la solidarietà e l’affetto del Comitato Per non dimenticare Sabra e Chatila.

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